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Tecnologia REAC® e Malattia di Alzheimer: un trial clinico controllato sugli effetti motori

Uno studio randomizzato cross-over valuta fattibilità, sicurezza ed effetti motori del protocollo REAC® NPO in 60 pazienti con malattia di Alzheimer avanzata.

  • 11 Maggio 2026
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La malattia di Alzheimer (MA) nella sua fase avanzata comporta una progressiva compromissione delle funzioni motorie — in particolare dell’andatura e dei movimenti assiali — per cui, ad oggi, non esistono trattamenti specifici validati. In questo contesto, la tecnologia REAC® (Radio Electric Asymmetric Conveyer) si propone come un approccio non invasivo, indolore e sicuro, con un meccanismo d’azione orientato alla modulazione dell’attività corticale e delle reti neurali.

Uno studio clinico randomizzato e controllato, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, ha valutato la fattibilità, la sicurezza e gli effetti motori del protocollo REAC® di Neuro Postural Optimization (NPO) in una popolazione di pazienti anziani affetti da MA, la maggior parte dei quali con demenza avanzata.

Disegno dello studio

Il trial è stato condotto presso il Centro Alzheimer della Fondazione Reina Sofía di Madrid, con un disegno unicentrico, randomizzato, controllato, in doppio cieco e cross-over. Hanno partecipato 60 pazienti (età media 84,1 anni; 86,7% donne), provenienti sia da struttura residenziale che da centro diurno, con diagnosi di probabile MA secondo i criteri NINCDS-ADRDA e stadio GDS prevalentemente moderato-severo (GDS 6–7: 86,7% dei partecipanti).

I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi:

  • Gruppo A: trattamento REAC® NPO nella prima fase, sham nella seconda (dopo cross-over)
  • Gruppo B: sham nella prima fase, trattamento REAC® NPO nella seconda

Il trattamento consisteva in un singolo impulso a radiofrequenza da 250 millisecondi a 10,5 GHz, applicato tramite la sonda REAC® a contatto con una specifica area del padiglione auricolare, secondo il protocollo NPO. La procedura sham era identica nella modalità di somministrazione, ma senza erogazione di energia.

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Misurazioni e valutazioni

Le valutazioni motorie sono state effettuate in sette time point: al baseline (T1), immediatamente dopo il trattamento (T2), a 7 giorni (T3) e 11 giorni (T4) dal trattamento; poi, dopo il cross-over, immediatamente (T5), a 7 giorni (T6) e 11 giorni (T7). Gli strumenti utilizzati comprendevano:

  • Axial Movement Test (AMT): valuta la mobilità assiale (rotazione a letto, passaggio da supino a seduto, alzata dalla sedia). Punteggio da 0 a 10.
  • Rating Scale for Gait Evaluation in Cognitive Deterioration (RSGE-CD): scala multidimensionale per la valutazione dell’andatura tramite colloquio con il caregiver e esame fisico diretto.
  • Steps×Seconds Test: misura il numero di passi e il tempo necessario per percorrere 7 metri.

La sorveglianza sulla sicurezza ha coperto l’intero periodo di studio (35 giorni), monitorando cadute, infezioni, accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni e qualsiasi evento clinicamente rilevante.

Risultati principali

Fattibilità e accettabilità

Il protocollo NPO si è dimostrato facilmente somministrabile e ben accettato dalla quasi totalità dei partecipanti. Il tempo medio per la somministrazione del trattamento (o della sham) è stato di circa sei minuti per paziente. Solo un caso ha richiesto il rinvio al giorno successivo per mancata collaborazione.

Effetti motori

Nella prima fase del trial, i risultati statisticamente significativi (p < 0,05 corretto per FDR) hanno incluso:

  • Miglioramento ritardato dei movimenti assiali (AMT) a T3 e T4 rispetto al baseline (T1) nel gruppo trattato con NPO.
  • Miglioramento immediato e ritardato nel Steps×Seconds Test (tempo in secondi) a T2 e T3 rispetto a T1 nel gruppo NPO.
  • Un miglioramento immediato dell’esame dell’andatura (RSGE-CD subscore esame) è risultato significativo anche dopo sham NPO a T2 rispetto a T1.

Nella seconda fase (post cross-over), i risultati non hanno confermato in modo coerente gli effetti osservati nella prima fase, probabilmente a causa di effetti di apprendimento o novità non specifici introdotti dall’esposizione precedente alla procedura.

Sicurezza

Il profilo di sicurezza è risultato complessivamente favorevole. Nel corso dell’intero periodo di studio si sono verificate sette cadute in totale: una con conseguenze lesive (in un paziente del gruppo sham, prima di aver ricevuto qualsiasi trattamento attivo) e sei non lesive. Nei sette giorni successivi alla somministrazione di NPO non si è registrata alcuna caduta; una sola caduta è avvenuta nella settimana seguente, in un paziente che aveva ricevuto NPO. Le infezioni urinarie rilevate erano in linea con la frequenza basale pre-trattamento.

Discussione e implicazioni cliniche

Gli autori osservano che, sebbene i risultati di efficacia non abbiano pienamente confermato i dati del trial pilota precedente — dove erano stati osservati un transitorio peggioramento assiale immediato e un miglioramento ritardato dell’andatura — la fattibilità e la sicurezza del protocollo NPO sono state estese e confermate in una popolazione più ampia e più fragile.

Le discrepanze rispetto al pilota sono attribuite a possibili differenze nelle caratteristiche del campione (inclusione di casi “possibili” oltre ai “probabili”), a un effetto pavimento meno pronunciato per i movimenti assiali, e a potenziali effetti di novità che hanno introdotto variabilità nei risultati. Gli stessi autori sottolineano come l’analisi post-hoc degli outcome del Steps×Seconds Test non abbia raggiunto la significatività statistica.

Nonostante questi limiti, lo studio evidenzia un aspetto di rilievo: nella MA avanzata, dove le strutture corticali motorie e le reti neurali dell’andatura sono relativamente preservate rispetto alle aree cognitive, un approccio modulatorio non invasivo come REAC® NPO potrebbe agire riducendo una potenziale iperattivazione corticale, favorendo un reclutamento neurale più efficiente.

Gli autori concludono auspicando un trial con il protocollo più intensivo REAC® NPPO (Neuropsycho Physical Optimization), già somministrato con sicurezza in pazienti con MA lieve-moderata, che aveva evidenziato benefici su cognizione, comportamento e autonomia nelle attività della vita quotidiana.

Contesto tecnologico: cos’è la tecnologia REAC®

La tecnologia REAC® (Radio Electric Asymmetric Conveyer) è sviluppata dall’Istituto Rinaldi Fontani di Firenze e produce impulsi a radiofrequenza di brevissima durata a specifiche frequenze (2,4 – 5,4 – 10,5 GHz), somministrati mediante una sonda applicata all’orecchio. L’emissione elettromagnetica del dispositivo è comparabile a quella di un router Wi-Fi domestico, ma con potenza significativamente inferiore. Il meccanismo biologico sottostante include la modulazione dell’attività cellulare in ambito neuro e biostimolazione, documentata anche in modelli di cellule staminali e ricerca rigenerativa.

Il protocollo NPO, oggetto di questo studio, è stato validato in studi precedenti su soggetti sani — dove ha ridotto l’attivazione corticale durante compiti motori — e in popolazioni con condizioni neurologiche diverse, con benefici sull’equilibrio e sulla postura.

Conclusioni

Questo trial cross-over randomizzato rappresenta uno dei primi studi controllati sulla tecnologia REAC® in una popolazione con demenza avanzata. I dati, pur non conclusivi sul piano dell’efficacia, confermano la sicurezza e l’eccellente accettabilità della metodica anche in pazienti anziani e fragili. La totale assenza di cadute nella prima settimana post-trattamento e l’assenza di eventi avversi correlabili al dispositivo sono elementi di rilievo clinico.

Per i professionisti che operano in ambito neurologico, geriatrico o riabilitativo, la tecnologia REAC® offre un profilo di rischio molto basso e una modalità di somministrazione rapida e non invasiva, caratteristiche che la rendono potenzialmente integrabile in protocolli multimodali per la gestione delle complicanze motorie della MA.

Riferimento bibliografico: Olazarán J, González B, Osa-Ruiz E, et al. Motor Effects of Radio Electric Asymmetric Conveyer in Alzheimer’s Disease: Results from a Cross-Over Trial. Journal of Alzheimer’s Disease, 2014. doi:10.3233/JAD-140285

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