
Uno studio randomizzato cross-over valuta fattibilità, sicurezza ed effetti motori del protocollo REAC® NPO in 60 pazienti con malattia di Alzheimer avanzata.

La malattia di Alzheimer (MA) nella sua fase avanzata comporta una progressiva compromissione delle funzioni motorie — in particolare dell’andatura e dei movimenti assiali — per cui, ad oggi, non esistono trattamenti specifici validati. In questo contesto, la tecnologia REAC® (Radio Electric Asymmetric Conveyer) si propone come un approccio non invasivo, indolore e sicuro, con un meccanismo d’azione orientato alla modulazione dell’attività corticale e delle reti neurali.
Uno studio clinico randomizzato e controllato, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, ha valutato la fattibilità, la sicurezza e gli effetti motori del protocollo REAC® di Neuro Postural Optimization (NPO) in una popolazione di pazienti anziani affetti da MA, la maggior parte dei quali con demenza avanzata.
Il trial è stato condotto presso il Centro Alzheimer della Fondazione Reina Sofía di Madrid, con un disegno unicentrico, randomizzato, controllato, in doppio cieco e cross-over. Hanno partecipato 60 pazienti (età media 84,1 anni; 86,7% donne), provenienti sia da struttura residenziale che da centro diurno, con diagnosi di probabile MA secondo i criteri NINCDS-ADRDA e stadio GDS prevalentemente moderato-severo (GDS 6–7: 86,7% dei partecipanti).
I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi:
Il trattamento consisteva in un singolo impulso a radiofrequenza da 250 millisecondi a 10,5 GHz, applicato tramite la sonda REAC® a contatto con una specifica area del padiglione auricolare, secondo il protocollo NPO. La procedura sham era identica nella modalità di somministrazione, ma senza erogazione di energia.

Le valutazioni motorie sono state effettuate in sette time point: al baseline (T1), immediatamente dopo il trattamento (T2), a 7 giorni (T3) e 11 giorni (T4) dal trattamento; poi, dopo il cross-over, immediatamente (T5), a 7 giorni (T6) e 11 giorni (T7). Gli strumenti utilizzati comprendevano:
La sorveglianza sulla sicurezza ha coperto l’intero periodo di studio (35 giorni), monitorando cadute, infezioni, accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni e qualsiasi evento clinicamente rilevante.
Il protocollo NPO si è dimostrato facilmente somministrabile e ben accettato dalla quasi totalità dei partecipanti. Il tempo medio per la somministrazione del trattamento (o della sham) è stato di circa sei minuti per paziente. Solo un caso ha richiesto il rinvio al giorno successivo per mancata collaborazione.
Nella prima fase del trial, i risultati statisticamente significativi (p < 0,05 corretto per FDR) hanno incluso:
Nella seconda fase (post cross-over), i risultati non hanno confermato in modo coerente gli effetti osservati nella prima fase, probabilmente a causa di effetti di apprendimento o novità non specifici introdotti dall’esposizione precedente alla procedura.
Il profilo di sicurezza è risultato complessivamente favorevole. Nel corso dell’intero periodo di studio si sono verificate sette cadute in totale: una con conseguenze lesive (in un paziente del gruppo sham, prima di aver ricevuto qualsiasi trattamento attivo) e sei non lesive. Nei sette giorni successivi alla somministrazione di NPO non si è registrata alcuna caduta; una sola caduta è avvenuta nella settimana seguente, in un paziente che aveva ricevuto NPO. Le infezioni urinarie rilevate erano in linea con la frequenza basale pre-trattamento.
Gli autori osservano che, sebbene i risultati di efficacia non abbiano pienamente confermato i dati del trial pilota precedente — dove erano stati osservati un transitorio peggioramento assiale immediato e un miglioramento ritardato dell’andatura — la fattibilità e la sicurezza del protocollo NPO sono state estese e confermate in una popolazione più ampia e più fragile.
Le discrepanze rispetto al pilota sono attribuite a possibili differenze nelle caratteristiche del campione (inclusione di casi “possibili” oltre ai “probabili”), a un effetto pavimento meno pronunciato per i movimenti assiali, e a potenziali effetti di novità che hanno introdotto variabilità nei risultati. Gli stessi autori sottolineano come l’analisi post-hoc degli outcome del Steps×Seconds Test non abbia raggiunto la significatività statistica.
Nonostante questi limiti, lo studio evidenzia un aspetto di rilievo: nella MA avanzata, dove le strutture corticali motorie e le reti neurali dell’andatura sono relativamente preservate rispetto alle aree cognitive, un approccio modulatorio non invasivo come REAC® NPO potrebbe agire riducendo una potenziale iperattivazione corticale, favorendo un reclutamento neurale più efficiente.
Gli autori concludono auspicando un trial con il protocollo più intensivo REAC® NPPO (Neuropsycho Physical Optimization), già somministrato con sicurezza in pazienti con MA lieve-moderata, che aveva evidenziato benefici su cognizione, comportamento e autonomia nelle attività della vita quotidiana.
La tecnologia REAC® (Radio Electric Asymmetric Conveyer) è sviluppata dall’Istituto Rinaldi Fontani di Firenze e produce impulsi a radiofrequenza di brevissima durata a specifiche frequenze (2,4 – 5,4 – 10,5 GHz), somministrati mediante una sonda applicata all’orecchio. L’emissione elettromagnetica del dispositivo è comparabile a quella di un router Wi-Fi domestico, ma con potenza significativamente inferiore. Il meccanismo biologico sottostante include la modulazione dell’attività cellulare in ambito neuro e biostimolazione, documentata anche in modelli di cellule staminali e ricerca rigenerativa.
Il protocollo NPO, oggetto di questo studio, è stato validato in studi precedenti su soggetti sani — dove ha ridotto l’attivazione corticale durante compiti motori — e in popolazioni con condizioni neurologiche diverse, con benefici sull’equilibrio e sulla postura.
Questo trial cross-over randomizzato rappresenta uno dei primi studi controllati sulla tecnologia REAC® in una popolazione con demenza avanzata. I dati, pur non conclusivi sul piano dell’efficacia, confermano la sicurezza e l’eccellente accettabilità della metodica anche in pazienti anziani e fragili. La totale assenza di cadute nella prima settimana post-trattamento e l’assenza di eventi avversi correlabili al dispositivo sono elementi di rilievo clinico.
Per i professionisti che operano in ambito neurologico, geriatrico o riabilitativo, la tecnologia REAC® offre un profilo di rischio molto basso e una modalità di somministrazione rapida e non invasiva, caratteristiche che la rendono potenzialmente integrabile in protocolli multimodali per la gestione delle complicanze motorie della MA.
Riferimento bibliografico: Olazarán J, González B, Osa-Ruiz E, et al. Motor Effects of Radio Electric Asymmetric Conveyer in Alzheimer’s Disease: Results from a Cross-Over Trial. Journal of Alzheimer’s Disease, 2014. doi:10.3233/JAD-140285


